Dalla sostenibilità proclamata alla giustizia possibile – Puntata diciassette, episodio 3

Esiste un divario tra la sostenibilità dichiarata nelle politiche urbane e quella realmente praticata nelle città.

La sostenibilità non è un equilibrio statico, ma un processo dinamico che intreccia dimensioni ambientali, economiche e sociali. Tuttavia, negli ultimi anni è stata spesso ridotta a un linguaggio retorico fatto di parole come resilienza, transizione e rigenerazione, più utili all’immagine che all’efficacia. Da qui nasce il tema della giustizia urbana: ogni scelta su spazio, energia, abitare e mobilità produce effetti diversi sui cittadini, generando vincitori e perdenti. Fenomeni come povertà energetica, fragilità abitativa e accesso diseguale al verde mostrano come una città possa definirsi sostenibile ma restare iniqua.

La città giusta non è quella che rende accessibili i benefici della sostenibilità a chi, finora, ne è rimasto escluso. La vera transizione richiede quindi una trasformazione culturale e democratica che redistribuisca risorse, opportunità e qualità della vita, rendendo i benefici della sostenibilità accessibili a tutti.

La giustizia possibile comincia quando la sostenibilità si misura non solo con i dati ambientali, ma con gli indicatori sociali: chi beneficia delle scelte pubbliche, chi ne resta escluso, chi paga il costo invisibile del progresso.

E’ possibile approfondire il tema leggendo l’articolo dal titolo “La “città giusta” come paradigma della moderna sostenibilità, integrata e inclusiva” allegato alla rivista Ambiente & Sviluppo 12/2025, WKI Editore.

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