Negli ultimi decenni le ondate di calore sono cresciute in frequenza e intensità: quello che un tempo era eccezionale oggi è diventato ordinario. Proteggere i lavoratori è fondamentale, ma senza ridurre le cause ambientali che generano lo stress da calore si rischia di agire solo sui sintomi.
Nelle scorse settimane, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale hanno pubblicato un rapporto congiunto sugli effetti del caldo estremo nei luoghi di lavoro.
Il documento OMS e OMM parte dall’analisi della situazione e analizza gli impatti sanitari immediati e cronici, richiama l’attenzione sui “rischi ambientali composti” – quando il calore si somma ad altri fattori come l’inquinamento o le radiazioni UV – e propone misure di prevenzione: programmi d’azione per il calore sul lavoro, formazione, sorveglianza sanitaria e ambientale, sistemi di allerta, dispositivi di protezione.
E’ possibile approfondire il tema leggendo l’articolo, dal titolo “Dall’OMS alla COP30: la sfida globale dello stress da calore” sul portale Teknoring.
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La frase esatta di Seneca Nullus ventus est favorabilis ei qui nescit quo portum tendat, è tratta dalle Epistulae morales ad Lucilium.
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