A cura di
Andrea Quaranta
Giurista ambientale

DIRITTO DELL'AMBIENTE

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AA.VV. - Coordinamento di Andrea Quaranta

Responsabilità ambientale e assicurazioni

IPSOA

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Quali modifiche per il "codice dell'ambiente? Commento alla direttiva 2008/98/CE di Franco Giampietro
Ipsoa - Indicitalia

Copertina

AA.VV., “Commento alla direttiva 2008/98/Ce. Quali modifiche al Codice dell’ambiente?”, a cura di F. GIAMPIETRO, IPSOA, 2009 Non è sfuggito ai primi commentatori della direttiva 2008/98/CE “relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive” - pubblicata sulla GUUE n. L 312 del 22 novembre 2008 - che tale atto normativo, in vigore in sede comunitaria a partire dal 12 dicembre 2008 (art. 42), rappresenta il nuovo “scenario” nella disciplina europea (e di quella futura) sulla produzione e gestione dei rifiuti, da prendere in considerazione nei 27 Paesi dell’Unione. Composta di 43 articoli e di 5 Allegati, si qualifica quale “punto di arrivo” (ma provvisorio) di un processo di elaborazione pluriennale - a partire dal 2002 - dell’originaria direttiva 75/442/CEE e della sua codificazione, definita con la (vigente) direttiva 2006/12/CE sui rifiuti, di cui dispone l’abrogazione a partire dalla data del 12 dicembre 2010 (art. 41, par. 1), unitamente alle direttive 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 75/439/CEE sugli olî usati, in essa riassorbite. Entro quella stessa data, gli Stati membri sono tenuti a dare ad essa attuazione (art. 40, par. 1). Più precisamente, la nuova disciplina ha aperto, contemporaneamente, due “cantieri” legislativi, uno comunitario, per le tante previsioni di interventi integrativi ed esecutivi delle sue molteplici prescrizioni (un vero e proprio work in progress anche per la Commissione) ed uno interno, cui dovrà attendere il legislatore nazionale dei Paesi membri (e quindi il nostro Legislatore, già alle prese con precedenti interventi “correttivi” del T.U.A., vigente dal 29 aprile 2006 ..., cfr., da ultimo, la legge-delega n. 69/2009). Indiscussa l’opportunità di un contributo interpretativo “parallelo” di natura giuridica e tecnica per consentire al lettore di riesaminare le problematiche giuridiche (cui sono dedicati otto degli undici capitoli del volume) alla stregua di puntualizzazioni integrative di concetti o criteri di valenza tecnico-scientifica, gli Autori del volume (F. GIAMPIETRO, D. ROETTGEN, G. GARZIA, F. BENEDETTI, M. MEDUGNO, A. BORZI, A. MURATORI, V. GIAMPIETRO, A.L. VERGINE) hanno concordato di suffragare l’esame dei possibili significati delle nuove regole, tenendo in considerazione: a) la fase preparatoria pluriennale (2002 - 2007) del testo della direttiva, quale scaturisce da una serie di documenti, provenienti per lo più dalla Commissione, predisposti a partire dal Sesto Programma comunitario d’azione in materia di ambiente, adottato il 22 luglio 2002 dal Parlamento e dal Consiglio, con decisione n. 1600/2002/CEE; b) il dibattito e, a volte, la contrapposizione delle proposte, tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, nel corso dei lavori preparatori, sviluppatisi nell’arco di quasi tre anni e che hanno condotto alla versione definitiva della direttiva, sottoponendo a vaglio l’originaria proposta della Commissione COM 2005 (667); c) gli orientamenti “fondativi” della Corte di Giustizia, formatisi sui nodi essenziali della direttiva 75/442/CE e succ. modifiche (per es., su ciò che è rifiuto e ciò che non lo è perché sottoprodotto; sulle definizioni di recupero e riciclaggio; sulla distinzione tra smaltimento e recupero ecc.) per verificare se ed in che misura siano stati “convalidati” ovvero risultino “superati” dai nuovi precetti. d) Né, infine, poteva mancare un’analisi fondata sul confronto testuale tra il dettato della nuova direttiva (e delle specifiche direttive in essa assorbite) e quello della direttiva 2006/12/CE, mirato a cogliere, accanto alle varianti letterali, illuminate da 49 premesse (...), nonché obiettivi, scadenze ed istituti nuovi, che evidenziano una più penetrante attuazione dei princìpi di tutela ambientale del Trattato, troppe volte invocati in termini generali e, soprattutto, generici. In sintesi, la direttiva in commento è apparsa caratterizzata dalle seguenti “linee di tendenza”: 1) Si coglie la realizzazione di un’effettiva semplificazione legislativa del quadro comunitario vigente in materia di produzione e gestione di rifiuti, pur tenendo conto delle disposizioni transitorie sulla sua data di entrata in vigore. E’ sufficiente qui richiamare le nuove definizioni (di recupero, smaltimento, riciclaggio ecc.), contenute nell’art. 3; la più duttile nozione di rifiuto, ove comparata con quelle del sottoprodotto e della materia prima secondaria, a valle del recupero (e del riciclaggio) ex artt. 5 e 6. 2) Si rileva, inoltre, l’accentuazione della tutela preventiva nella produzione oltre che nella gestione dei rifiuti, sia con disposizioni vincolanti (come quelle sul riutilizzo dei prodotti ovvero sulla preparazione per il riutilizzo, nonché sui programmi di prevenzione, ex artt. 29-33), sia con disposizioni programmatiche, che, in applicazione del principio della valutazione del ciclo integrale della vita di un prodotto (il c.d. “life cycle analysis”), e quindi del suo processo produttivo), ne considera i carichi energetici e ambientali, nelle varie fasi di vita. 3) Va, infine, sottolineato un approccio metodologico più duttile (oltre che più articolato) del nuovo regime rispetto a quello codificato con prescrizioni rigide ed astratte dalla direttiva 2006/12/CE, citata. Nello stesso senso, si consideri che l’entrata a regime della nuova disciplina si radica sulla (prevista) continuativa collaborazione tra gli Stati membri e la Commissione, necessaria per “integrare” alcuni precetti e regole tecniche. Si tratta di un regime che, pur con le sue luci (e le sue ombre ...) si caratterizza come un work in progress, nel quale gli Stati membri sono (forse con un tasso maggiore che nel passato ...) corresponsabili del suo successo o del suo fallimento, soprattutto rispetto all’obiettivo di un’effettiva armonizzazione delle regole nel mercato unico ... Le ultime osservazioni giustificano la necessità, avvertita dai Coautori del presente volume di esaminare i possibili effetti della direttiva commentata (e di quella sulla tutela penale dell’ambiente: 2008/99/CE) sulla vigente disciplina del D.Lgs. n. 152/2006 (Parte IV) e su quelle connesse in materia di flussi specifici di rifiuti. Una volta raggiunta una determinata interpretazione delle nuove prescrizioni comunitarie, le si sono messe a confronto con la corrispondente normativa “interna” al fine di verificarne “l’impatto” .... Così da offrire al Legislatore nazionale (essendo i lavori in corso ... tramite apposita Commissione) una prima proposta di modifica-integrazione delle disposizioni vigenti del T.U.A. per adeguarle alla direttiva 2008/98/CE, tenendo in considerazione anche i profili penalistici, di cui alla direttiva 2008/99/CE sulla protezione penale dell’ambiente, che investe i profili sanzionatori, configurando ipotesi di delitti ambientali e la responsabilità degli enti.

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