A cura di
Andrea Quaranta
Giurista ambientale

DIRITTO DELL'AMBIENTE

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AA.VV. - Coordinamento di Andrea Quaranta

Responsabilità ambientale e assicurazioni

IPSOA

www.naturagiuridica.com/Recensioni

La responsabilità per danno all’ambiente di AA.VV.
Giuffrè

Copertina

Giova premettere che il Volume in commento reca un’analisi della Parte VI (artt. 299 - 318 ed Allegati) del cosiddetto T.U.A. (D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006, detto anche “Codice dell’Ambiente”) in materia per responsabilità per danno ambientale. Parte VI, che, sino ad oggi, non ha subìto alcuna modifica in conseguenza dei noti Decreti legislativi correttivi del 2006 e del 2008; eppertanto è rimasta in vigore con identiche disposizioni, a partire dal 29 aprile 2006, data di entrata in vigore della riforma. E’, questo, il secondo volume della Collana “Le nuove frontiere del diritto dell’ambiente” a cura dello stesso Autore e Coordinatore (già magistrato di Cassazione) che segue a “La bonifica dei siti contaminati” (2001, con Aggiornamento giurisprudenziale 2004) e che, con lo stesso metodo multidisciplinare - giuridico, tecnico, economico - presenta i risultati di approfondito studio sulla nuova disciplina della responsabilità (e prevenzione) del danno all’ambiente; vale a dire, su un tema di natura orizzontale, ove i contributi predisposti da vari Autori, si integrano come segmenti essenziali dell’analisi di un unico fenomeno (la tutela ambientale nella fase ripristinatoria-risarcitoria, complementare a quella preventiva e precauzionale). Non è un caso che l’attuale volume risulti “collegato”, sotto vari profili, a quello sulla bonifica dei siti contaminati, atteso che si tratta di connessione, fondata, prima di tutto, sulla logica giuridica e sugli obiettivi di entrambi gli istituti, risultanti dalla normativa previgente e ribaditi da quella (pur diversa), qui commentata. Di essi si darà contezza, più volte, nel corso dell’opera, poiché il legislatore del 2006 non ha potuto non tenerne conto, dettando norme di raccordo tra prescrizioni sulla responsabilità per danno e quelle sulla bonifica (Parte IV, Titolo V), anche se con esito non sempre soddisfacente. E’ vero che i 20 articoli, di cui si compone la Parte Sesta, sembrano pochi, se comparati con quelli, molto più numerosi, che compongono le altre 4 Parti del D.Lgs. n. 152/2006. Ma, a ben vedere, la disciplina qui commentata, non si prestava ad un esercizio di “copia e incolla”, quale è stato realizzato massicciamente dal legislatore delegato nelle altre discipline di settore, rimaste tali, appunto, per mancanza di un’effettiva attività di semplificazione e di coordinamento, secondo principî comuni, identificabili nei criteri direttivi (generali o specifici) della legge delega n. 308/2004. Esso esigeva invece, un intervento radicale di razionalizzazione del previgente istituto della responsabilità (civile ?) per danno all’ambiente, codificato con l’art. 18 della legge n. 349/1986, sul quale si erano stratificati ulteriori e concorrenti regimi (per es. ex art. 17 DLGSn. 22/1997 e succ. modifiche e DM n. 471/1999 ed ex art. 58 DLGS n. 152/1999?. ecc.), che pur sembravano distaccarsi dal primo, nonché dal regime codicistico (ex artt. 2043 ss., c.c.), sotto vari profili sostanziali , procedimentali e sanzionatori. Difficoltà in qualche modo (?) accresciute dall’obbligo, sancito dalla legge-delega, di dare attuazione alla direttiva 2004/35/CE, vincolante per gli Stati membri a partire dal 30 aprile 2007, ove il legislatore comunitario ha, per un verso, scelto il modello pubblicistico, richiedendo allo Stato membro di garantire l’effettiva applicazione del principio del “chi inquina paga” (ferme restando alcune regole-base del sistema della responsabilità civile, richiamate anche nelle premesse del medesimo atto); per altro verso, ha adottato un regime comune minimale sulla prevenzione e ripristino del danno all’ambiente, affidando agli Stati membri la facoltà di approvare regole più restrittive, in una forma del tutto inusuale (v. art. 16 della direttiva cit.). Di guisa che l’onere e la responsabilità della scelta di molte delle linee “portanti” del nuovo regime comunitario, sono rimaste a carico dello Stato membro, con il rischio di regimi differenziati nell’ambito del mercato unico ... Individuati i profili generali delle tematiche, coinvolte direttamente o indirettamente dalla Parte sesta del DLGS n. 152 in rapporto all’obbligo di trasposizione, nel nostro ordinamento, della direttiva, più volte richiamata, riteniamo opportuno sottolineare le linee essenziali dell’opera e gli obiettivi fondamentali, in essa perseguiti, i quali, in buona sostanza, offrono qualcosa in più del commento al citato decreto legislativo del 2006. Nella Parte prima del volume si è delineata non solo la “genesi” della direttiva 2004/35/CE, nell’ambito dello sviluppo della politica comunitaria sulla tutela dell’ambiente, ma soprattutto, i principi e gli obiettivi, sottesi alle prescrizioni, giuridiche e tecniche (con i suoi 6 Allegati), allo scopo di evidenziare l’approccio duttile e pragmatico dell’Unione europea, che muove dall’elenco delle attività pericolose (con un sistema di responsabilità oggettiva analogo a quello della Convenzione di Lugano) e dalla precisa definizione del bene-ambiente “protetto” nonché della soglia del danno, giuridicamente rilevante, allo scopo di porre le premesse necessarie per una sua copertura assicurativa. In tale direzione si collocano i contributi di A. Quaranta e di R. Montanaro, di L. Prati, di A. Muratori e di F. Quercia. Nella Parte seconda del volume, sono stati messi a fuoco i problemi applicativi della direttiva comunitaria in esame, considerandone l’impatto sia sulla legislazione previgente al D. Lgs n. 152/2006 (e sulla relativa giurisprudenza) sia sulle disposizioni, introdotte dal citato decreto legislativo. All’interno di tale contesto, si segnalano i contributi di M. Mazzoleni, di F. Fonderico, di M. Calabrò, nonché quelli di F. Giampietro e di D. De Strobel. La Parte terza è dedicata all’approfondimento dei profili di liquidazione del danno ambientale, esaminati da due economisti: M. Franzini e di P. Liberatore. Poiché la richiamata direttiva ha aperto un dibattito, all’interno dei Partners dell’Unione, avviato dal Convegno, organizzato a Roma, Ostia Antica, il 25 - 27 maggio 2005, dalla Commissione europea e dalla Suprema Corte, tramite il Presidente A. Postiglione, tra i giudici nazionali sulle modalità di trasposizione della citata direttiva, si è ritenuto opportuno sottoporre all’attenzione del lettore un “confronto” con le altre esperienze europee. A tal fine, la Parte quarta dell’opera si avvale dei contributi di F. Benedetti, sul Convegno di Ostia antica, di D. Roettgen sul danno ambientale nel diritto federale tedesco e di A. Savaresi sull’esperienza legislativa e giurisprudenziale in corso in Gran Bretagna. A conclusione del volume, la Parte quinta è dedicata a due interventi di A. Muratori, e di V. Giampietro sulle linee-guida, adottate negli Stati Uniti, in ordine al ripristino delle risorse naturali, previa valutazione del rischio ambientale. Quali conclusioni si possono trarre dagli esiti dell’analisi interdisciplinare, esposta nel volume ? Se, da un lato, si coglie la portata generale della nuova normativa sulla prevenzione ed il ripristino-risarcimento del danno ambientale, che si qualifica come istituto ad efficacia orizzontale collegato con la bonifica dei siti contaminati, sotto il profilo sostanziale e procedimentale; d’altro lato, appare evidente un difetto di scelta univoca del legislatore delegato del 2006 nei confronti del sovraffollamento delle regole previgenti, alcune delle quali “riappaiono”, in termini sostanzialmente analoghi, contestualmente alle “nuove” regole, a loro volta mutuate dalla citata direttiva comunitaria, ai fini dell’effettiva riparazione e dell’assicurabilità del danno ambientale. Ma, nello stesso tempo, le une e le altre non sembrano tra loro compatibili nell’ambito definitorio di obiettivi e strumenti coerenti di tutela dell’ambiente. D’altro canto, l’accentramento delle competenze nel Ministero comporta un duplice vizio: si pone in contrasto con i principi costituzionali sulle autonomie regionali e locali, già enunciati dalla Sovrana Corte, e ribaditi dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, e rende assai precario - se non impossibile - l’efficace perseguimento dell’obiettivo fondamentale della direttiva (la riparazione effettiva del danno ambientale), con il conseguente rischio di violazione della medesima. Franco Giampietro

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