A cura di
Andrea Quaranta
Giurista ambientale

DIRITTO DELL'AMBIENTE

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AA.VV. - Coordinamento di Andrea Quaranta

Responsabilità ambientale e assicurazioni

IPSOA

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/Gestione dei rifiuti

Quali sono i destinatari della sanzione penale di cui all'art. 256, comma 2, del TUA?
04/02/2015

Destinatari della sanzione penale (256, comma 2 del TUA) non sono esclusivamente coloro che effettuano attività tipiche di gestione di rifiuti (raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti), essendo la norma rivolta ad ogni impresa, avente le caratteristiche di cui all'art. 2082 cod. civ. o ente, con personalità giuridica o operante di fatto Il reato di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 2, è configurabile nei confronti di qualsiasi soggetto che abbandoni rifiuti nell'ambito di una attività economica esercitata anche di fatto, indipendentemente da una qualificazione formale sua o dell'attività medesima, così dovendosi intendere il "titolare di impresa o responsabile di ente" menzionato dalla norma. L'individuazione in concreto...

Gestione dei rifiuti: la confisca viene disposta anche in caso di patteggiamento?
30/01/2015

Ove la condotta sanzionata dall'art. 6 del D.L. n. 172 del 2008 si sovrapponga a quella indicata dall'art. 256 o dall'art. 258, comma 4 D.Igs 152/06, poiché per queste ultime l'art. 259 dello stesso testo unico prevede che la confisca debba trovare applicazione anche nel caso di patteggiamento, tale disposizione dovrà operare anche con riferimento al più grave reato indicato dall'art. 6. Diversamente la confisca - nei casi indicati dall'art. 6 - potrà seguire solo alla sentenza di condanna. È coerente con tale opzione interpretativa la considerazione che alla luce dei più recenti interventi di riforma la sentenza di patteggiamento ha accentuato i tratti della sentenza di condanna: il che, anche sotto diverso profilo, conferma la necessità di una lettura delle disposizioni che riduca l'area...

La buona fede vale se il comportamento penalmente rilevante è indotto dalla P.A.
28/01/2015

In materia di gestione dei rifiuti la buona fede che esclude nei reati contravvenzionali l'elemento soggettivo ben può essere determinata da un fattore positivo esterno che abbia indotto il soggetto in errore incolpevole. Tuttavia l'applicazione della scriminante della buona fede è sempre stata riconosciuta in presenza di un comportamento, ancorchè penalmente rilevante, ma indotto dal comportamento della P.A.

Di conseguenza, in materia contravvenzionale la buona fede del trasgressore può costituire causa di esclusione della responsabilità penale soltanto qualora il comportamento antigiuridico sia stato determinato da un fatto positivo dell'autorità amministrativa, idoneo a produrre uno scusabile convincimento di liceità della condotta posta in essere.

Errore sui CER per veicoli fuori uso e metalli prodotti dallo smantellamento di VFU: occorre la prova
23/01/2015

Lo scambio di due codici CER (veicoli fuori uso e metalli prodotti dallo smantellamento di VFU) può essere considerato un mero errore ostativo?

No, in assenza di diversa prova della situazione di fatto, che grava sul ricorrente: sono infatti diverse le caratteristiche fisiche dei due rifiuti.

L’errore materiale nella redazione del CER può essere invocato solo nel caso in cui il ricorrente dimostri che i rifiuti erroneamente classificati in realtà rientrino nella categoria di cui al codice CER per il quale è autorizzato al trattamento, oppure che il codice CER dichiarato sia analogo a quello del rifiuto che è legittimato a trattare. In questi casi, riconducibili al lapsus calami ed all’errore ostativo, l’errore materiale non può produrre danni a carico del dichiarante in quanto la situazione reale, conforme alla legge, deve prevalere su...

Se il detentore decide di disfarsene, è sempre rifiuto, a prescindere dall'eventuale interesse di terzi
14/01/2015

Per rifiuto deve intendersi qualsiasi sostanza od oggetto di cui il produttore o il detentore si disfi, o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi, senza che assuma rilievo la circostanza che ciò avvenga attraverso lo smaltimento del prodotto o tramite il suo recupero. Si tratta di un’esegesi che vale sia in base all'interpretazione della definizione di rifiuto data dal legislatore nazionale, sia per giurisprudenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea, le cui decisioni sono immediatamente e direttamente applicabili in ambito nazionale, secondo la quale la nozione di rifiuto non deve essere intesa nel senso di escludere le sostanze e gli oggetti suscettibili di riutilizzazione economica, atteso che la protezione della salute umana e dell'ambiente verrebbe ad essere compromessa se l'applicazione delle direttive comunitarie ...

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