A cura di
Andrea Quaranta
Giurista ambientale

DIRITTO DELL'AMBIENTE

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AA.VV. - Coordinamento di Andrea Quaranta

Responsabilità ambientale e assicurazioni

IPSOA

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Energie rinnovabili fra sostenibilità economico-ambientale e coerenza normativa di Andrea Quaranta

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza erano le qualità della letteratura care a Italo Calvino - “valori letterari da conservare nel prossimo millennio” - il quale, nelle sue “Lezioni americane”,offriva spunti per orientarsi nelle trasformazioni che apparivano davanti ai suoi occhi? Orientarsi nei meandri del diritto ambientale è tutt’altro che un mestiere semplice: fin dalle sue origini, infatti, il diritto dell’ambiente si è caratterizzato per la sua perenne precarietà. I motivi sono molteplici: - le infinite emergenze ambientali da tamponare, di volta in volta, con provvedimenti ad hoc, del tutto privi di visione sistematica e unitaria; - l’infantile politica ambientale perseguita dai governi che si sono succeduti, che non ha brillato per chiarezza, lungimiranza, coerenza, sistematicità, - la difficoltà di definire con precisione alcuni concetti chiave, e di mantenere in equilibrio i diversi interessi che gravitano intorno all’ambiente; - le continue innovazioni tecnologiche, che hanno costretto (e costringeranno) spesso i legislatori a rivedere i concetti posti alla base delle normative ambientali, che anche sulla presenza di quelle tecnologie basavano la loro costruzione amministrativo-burocratico-sanzionatoria, solo per citarne alcuni. In questo desolante e desolato scenario, la sentenza che qui si commenta (TAR Piemonte, n. 1563/09, relatrice Paola Malanetto) brilla per quelle “qualità calviniane” che, “forse”, il nostro legislatore dovrebbe considerare, nel momento in cui si accingerà a riformare, ancora una volta, quel diritto ambientale che, per com’è concepito oggi, non è in grado di garantire né la tutela dell’ambiente, né quella dei contrapposti interessi economici in gioco. La sentenza del TAR sabaudo, infatti, si distingue per la: - leggerezza con la quale, nonostante si parli di (ma soprattutto si scavi nei meandri del) diritto, si fa leggere; - rapidità nell’affrontare argomenti complessi, in modo essenziale, senza lasciare spazi ad inutili fronzoli giuridici, ma senza perdere in - esattezza e visibilità, perché in grado di porre al lettore tutti gli aspetti (molteplicità) nevralgici della materia oggetto del contendere, affrontati con - coerenza: i principi che scaturiscono da questa sentenza, infatti, tengono conto di entrambi i principali interessi in gioco, quello ambientale e quello economico. La sentenza prende spunto da un ricorso presentato da una società piemontese contro la Provincia di Asti per l’annullamento, previa sospensione cautelare dell’efficacia: - di una determinazione provinciale, con la quale l’Amministrazione aveva disposto di non attivare le procedure previste dall’art. 12 del D.Lgs n. 387/03 e, di conseguenza, di archiviare l’istanza di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di un impianto di energia elettrica alimentato a cippato di legno detannizzato; - delle linee guida in materia di produzione di energia elettrica da biomasse, adottate dalla Provincia di Asti. L’Amministrazione provinciale adduceva, a sostegno della propria decisione, l’impossibilità di classificare il cippato de quo come “biomassa combustibile”, a causa del rilievo che lo stesso sarebbe sottoposto ad un trattamento sia meccanico che termico. La ricorrente, oltre a contestare questa tesi, sottolineava l’incompetenza della Provincia “ad adottare linee guida che pregiudichino o vanifichino l’effetto utile della normativa comunitaria e statale, restringendo le possibilità di sfruttamento delle energie rinnovabili”: ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs n.387/03, infatti, le Regioni possono adottare misure per promuovere l’aumento di consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili, non per limitarlo. Nell’esaminare la questione, sottoposta al suo vaglio, il TAR ? attraverso successivi e coerenti passaggi logici ? ha affrontato le tematiche relative: - alle differenti definizioni di biomassa e, in particolare, all’eventuale inquadramento, in una di queste, del cippato di legno detannizzato; - al fisiologico intersecarsi delle problematiche dei rifiuti, da un lato, e di quelle relative alle biomasse, dall’altro; - ai confini normativo-interpretativi della definizione di sottoprodotto; - alla divisione di competenze in materia energetico-ambientale; - ai rapporti intercorrenti fra la normativa in materia di gestione dei rifiuti e quella energetica; - a questioni di politica energetico-ambientale, nella consapevolezza della necessità di tenere conto delle esigenze di tutela ambientale e dell’economia. Procediamo per gradi [...] Al di là delle roboanti affermazioni di principio ? sventolate dal legislatore di turno, come vessillo un riforma (della riforma) presentata come opera (in ipotesi: definitiva?) di riordino, semplificazione e coordinamento della selva di leggi e leggine ? la normativa energetico-ambientale, nel nostro Paese, è ancora lontana dall’aver trovato una stabilità e una coerenza tali da garantire, in prospettiva, le molteplici sostenibilità: ambientali, energetiche, economiche, sociali e, in definitiva, anche giuridiche. Il miope “equilibrio della politica”, e quello distorto degli affari, impediscono, per definizione, di guardare più in là della polemica (elettorale, legislativa, scandalistica, ?) contingente, dell’emergenza di turno da tamponare con i soliti strumenti, via via sempre più inadeguati, figli di un sistema che fa della deroga la regola di vita. Senza un progetto (non: un programma. Elettorale) preciso, fondato su presupposti necessariamente condivisi, chi scrive ritiene che non sia possibile neanche ipotizzare un futuro sostenibile, nel nostro Paese. La sentenza del TAR di Torino (1563/09),lungi dal costituire “la” soluzione ai troppi mali che affliggono il nostro sistema giuridico, si colloca tuttavia in una prospettiva assolutamente condivisibile: solo attraverso una mediazione continua, contestualizzata, coerente e visibile dei molteplici interessi contrapposti, fondata su presupposti condivisi (e non puramente “ideologici”), è possibile costruire un progetto?esatto, capace di stare dietro alla rapidità con cui il mondo va avanti. Un progetto che, in particolare nell’attuale momento storico, “fatto” di crisi finanziarie, sociali, economiche, ambientali, energetiche, sia in grado, sulla base di quei valori, richiamati all’inizio di questo articolo, di dare (addirittura) “lezioni agli americani”? Il testo integrale dell'articolo, completo di note, è stato pubblicato sul n. 4/2010 della rivista Ambiente & Sviluppo, IPSOA.
06/04/2010
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