Dai diritto all’ambiente di
Andrea QuarantaNon si può certo dire che questo marzo sia iniziato con il piede giusto, dal punto di vista ambientale e politico-ambientale: oltre al
disastro del Lambro e ai continui dissesti idrogeologici del nostro bel paese (che assomiglia sempre più ad una gruviera?), solo per citare le più recenti emergenze ambientali, dal punto di vista politico-ambientale l’Italia si trova a doversi confrontare:
1. con i soliti rinvii in materia di
fonti rinnovabili di energia. A più di sei anni (sei anni!) dall’entrata in vigore del D.Lgs n. 387/03, infatti, devono ancora essere emanate le
linee guida di cui all’art. 12, comma 10, dello stesso D.Lgs n. 387/03, quelle, per intenderci, necessarie non solo per assicurare lo svolgimento corretto e uniforme del procedimento autorizzatorio, ma anche per assicurare un corretto inserimento degli impianti, con specifico riguardo agli
impianti eolici e fotovoltaici, nel paesaggio.
Nella perdurante (e voluta) assenza delle linee guida, le regioni legiferano ognuna a modo proprio, sulla scia del modello che in Italia sembra non tramontare mai: l’eccessiva frammentazione (risalente all’epoca dei comuni), che ? in questo caso - oltre ad ulteriori rallentamenti della macchina burocratica (già di per sé esasperante), crea disparità di trattamento fra cittadini di regioni differenti, oltre a non garantire un’efficace tutela dell’ambiente
La tanto attesa Conferenza unificata Stato-Regioni, che a fine febbraio 2010 avrebbe dovuto dare il via al
nuovo Conto energia e alle
Linee guida per l'autorizzazione unica, è nuovamente stata rinviata, a dopo le elezioni.
Le solite magagne e polemiche politiche (in questo caso: elettorali) hanno avuto la precedenza.
Ubi maior?
2. con la solita condanna del nostro bel Paese in materia di
gestione dei rifiuti. Con la sentenza nella causa
C-297/08, la Corte di Giustizia delle Comunità europee ha, infatti, statuito che la Repubblica italiana, non avendo adottato, per la regione Campania,
tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo, e
senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non avendo creato una
rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti.
Insomma, sembra che ci siano solo brutte notizie.
Per fortuna, però, oltre alla politica, esiste anche una cittadinanza attiva, che non ci sta, e agisce per la costruzione di un mondo diverso, sostenibile.
Natura Giuridica, come sapete, si occupa di
consulenza legale ambientale, e fornisce
pareri legali ambientali non solo alle imprese e alle pubbliche amministrazioni, ma anche ai tanti cittadini che sempre più di frequente contattano lo Studio di consulenza per chiedere aiuto, delucidazioni, consigli, pareri: come muoversi nella giungla normativo-burocratica tipica del nostro paese?
Ma allo stesso tempo, tramite il
blog, porta avanti un discorso di formazione ed informazione ambientale che, insieme ad una mirata comunicazione, ha come obiettivo principale il formarsi di una coscienza (e conoscenza) ambientale, capace di contribuire a creare, passo dopo passo, una nuova società: quella delle molteplici sostenibilità.
Sostenibilità ambientale, tanto per cominciare: quella rivolta alla tutela dell’ambiente per le generazioni future, senza per questo rinunciare all’utilizzo del bene ambiente.
Sostenibilità energetica: quella che persegue un utilizzo coerente di un mix di fonti energetiche, nell’ambito di un’ottica che mette al bando qualsiasi forma di spreco, e incentiva, non solo finanziariamente, ogni forma di efficienza energetica.
Sostenibilità economica: quella che forse interessa più concretamente i cittadini, che però devono essere adeguatamente informati sulle profonde ed inestricabili connessioni che tale sostenibilità che con le due precedenti.
Sostenibilità sociali: l’ecologia (ambiente, energia, loro utilizzazioni, ?) e l’economia hanno pesanti ripercussioni sul mondo del lavoro.
E, se ci soffermiamo anche solo per un istante sull’etimologia dei due termini, che derivano entrambi da “
oikos”, cioè casa), chiudiamo il cerchio e capiamo che, quando si parla di questi due concetti fondamentali per lo sviluppo sostenibile di qualcosa (la società, il mondo) che spesso consideriamo “altro”, stiamo in realtà parlando di noi.
Questa sì che è una buona notizia.
“
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09/03/2010